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Buoni postali di un defunto: scadenza, prescrizione e come riscuoterli

Guida pratica · aggiornata ad agosto 2026 · tempo di lettura: 9 minuti

Quando manca un genitore o un familiare, i buoni postali sono tra le cose che emergono più tardi: dopo il funerale, dopo le prime pratiche, quando finalmente si apre quel cassetto o si va in posta a chiudere il libretto. E lì cominciano le domande: chi può incassarli? Con quali documenti? E soprattutto, c'è una scadenza?

Sì, c'è. Ed è il motivo per cui questa guida comincia dai termini, non dai moduli.

Prima cosa: il tempo non si ferma con il decesso

È l'equivoco più diffuso e più costoso. Molti eredi pensano che, essendo il titolare mancato, i termini restino "congelati" fino alla fine della successione. Non è così. Il buono segue le sue date: scade quando deve scadere e si prescrive 10 anni dopo la scadenza, indipendentemente dal fatto che nel frattempo il titolare sia deceduto e la successione sia ancora aperta.

Tradotto: se un buono ventennale del 1997 è scaduto nel 2017, il termine per incassarlo resta il 2027 anche se il titolare è mancato nel 2016 e gli eredi ne scoprono l'esistenza solo oggi. Le pratiche di successione richiedono settimane o mesi: se il decennio utile sta per chiudersi, ogni settimana conta.

Regola per gli eredi: appena trovi i buoni, calcola subito per ciascuno la data di prescrizione (scadenza + 10 anni). Solo dopo pensa ai moduli. Se un buono è vicino al limite, dillo esplicitamente in posta e chiedi di formalizzare la richiesta di rimborso prima possibile: è la richiesta che interrompe i termini, non le buone intenzioni.

Chi ha diritto a riscuotere

I buoni caduti in successione spettano agli eredi secondo le regole ordinarie: coniuge, figli e altri chiamati per legge, oppure secondo il testamento se esiste. In pratica, Poste Italiane liquida i buoni agli eredi tutti insieme: o si presentano tutti, o chi si presenta porta la delega degli altri.

Il caso dei buoni cointestati

Molti buoni di famiglia sono cointestati, spesso con la clausola di pari facoltà di rimborso (sui cartacei, la sigla "CPFR"). Finché tutti gli intestatari sono in vita, ciascuno può incassare da solo l'intero buono. Alla morte di uno degli intestatari questa facoltà decade: per incassare serve la firma degli intestatari superstiti e degli eredi del defunto, ciascuno per la propria quota. Andare in posta da soli, con il buono cointestato del genitore mancato, di regola produce solo un viaggio a vuoto.

I documenti che servono

L'elenco può variare leggermente in base al caso, ma il nucleo è stabile. Preparalo completo prima di andare allo sportello: le pratiche respinte per un documento mancante sono la prima causa di mesi persi.

  • Certificato di morte del titolare.
  • Dichiarazione di successione presentata all'Agenzia delle Entrate (o, nei casi in cui non è obbligatoria, la documentazione sostitutiva richiesta da Poste).
  • Atto notorio o dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà che individui tutti gli eredi. Attenzione: per somme rilevanti Poste richiede l'atto notorio vero e proprio, reso davanti a notaio o cancelliere, non la semplice autocertificazione.
  • Documento d'identità e codice fiscale di ciascun erede.
  • Eventuale testamento pubblicato, se esiste.
  • Delega con firma autenticata degli altri coeredi, se si presenta uno solo.
  • I buoni originali (o la denuncia di smarrimento, se introvabili: si apre la procedura di ammortamento).

Un consiglio pratico: chiedi allo sportello l'elenco scritto dei documenti per il tuo caso specifico e fattelo confermare. Ogni pratica ha le sue sfumature — minori tra gli eredi, eredi residenti all'estero, testamenti — e la conferma scritta evita rimbalzi.

Il percorso, passo per passo

  • 1. Censisci i buoni. Fotografa fronte e retro di ciascuno; annota serie, numero, data di emissione, intestatari.
  • 2. Calcola le date. Per ogni buono: scadenza e scadenza + 10 anni. Ordina la lista dalla data più vicina.
  • 3. Verifica la durata della serie. Se hai dubbi sulla durata (20 o 30 anni a seconda della serie), falla confermare in ufficio postale prima di trarre conclusioni.
  • 4. Prepara i documenti della successione. È il passaggio più lento: se serve l'atto notorio, prendi appuntamento per tempo.
  • 5. Presenta la richiesta di rimborso con tutti gli eredi o con le deleghe autenticate. Chiedi ricevuta della richiesta e dei documenti consegnati.
  • 6. Attendi la liquidazione. I buoni non ancora scaduti maturano interessi fino al rimborso; per quelli scaduti, l'importo è fermo alla data di scadenza.

Se il buono è già prescritto

Va detto con onestà: se sono passati più di 10 anni dalla scadenza, il diritto al rimborso è estinto e le somme sono state devolute a un fondo pubblico. Per i buoni prescritti non esiste una procedura ordinaria di recupero, e chi promette il contrario merita diffidenza. In alcune situazioni particolari sono state discusse iniziative o contenziosi specifici, ma sono eccezioni da valutare con un legale, non la regola.

Quello che si può ancora fare, invece, è verificare che non esistano altri rapporti del familiare: buoni più recenti, libretti, conti. È il tema del prossimo paragrafo.

Il cassetto raramente contiene tutto

Chi teneva buoni cartacei in casa, spesso aveva anche altro: un libretto postale, un vecchio conto in banca, un deposito. Se questi rapporti sono rimasti fermi a lungo, potrebbero essere stati trasferiti al Fondo dei rapporti dormienti, un fondo pubblico dove finiscono i rapporti inattivi da oltre 10 anni. Per quelli esiste un registro pubblico consultabile e una domanda di rimborso, gratuita, da presentare entro 10 anni dal trasferimento.

Come si consulta quel registro — e perché quasi tutti lo consultano male — è spiegato nella guida completa al registro CONSAP.

Domande frequenti degli eredi

Siamo più eredi e uno non collabora: possiamo incassare la nostra parte?

La prassi di Poste richiede il concorso di tutti gli eredi per la liquidazione. Se uno non collabora, le strade sono l'accordo (anche tramite delega) o, nei casi bloccati, il supporto di un legale. Meglio saperlo subito e organizzarsi, che scoprirlo allo sportello.

Il buono era del nonno, mio padre è mancato dopo di lui: chi eredita?

Si aprono due successioni in catena: prima quella del nonno verso i suoi eredi, poi quella del padre verso i suoi. I documenti vanno preparati per entrambe. È il classico caso in cui conviene farsi assistere, perché l'atto notorio deve ricostruire correttamente la catena.

La dichiarazione di successione va integrata se i buoni spuntano dopo?

Se i buoni non erano stati inseriti, di regola serve una dichiarazione integrativa all'Agenzia delle Entrate prima della liquidazione. È un passaggio fiscale: verificalo con chi ti segue la successione.

Quanto tempo ci vuole in tutto?

Con i documenti pronti, la liquidazione è questione di settimane. Il tempo vero lo prendono i documenti: atto notorio e dichiarazione di successione possono richiedere mesi. Per questo il calcolo delle date di prescrizione va fatto il primo giorno, non l'ultimo.

In sintesi

  • La prescrizione dei buoni non si ferma con il decesso: 10 anni dalla scadenza, sempre.
  • Gli eredi incassano insieme, o con deleghe autenticate; i buoni cointestati perdono la pari facoltà di rimborso.
  • Prepara l'elenco scritto dei documenti e fattelo confermare allo sportello.
  • Buoni prescritti: diritto estinto, onestamente. Ma il cassetto raramente racconta tutto: verifica anche i rapporti dormienti.

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Questa guida ha finalità informativa e non costituisce consulenza legale o fiscale. Requisiti e modulistica possono variare: verifica sempre il tuo caso con Poste Italiane e con chi segue la successione.